01/02/08

Pistoia: Comunicato antifascista unitario

L’Assemblea cittadina antifascista ha deciso di organizzare una grande festa ed una sfilata nel
centro di Pistoia in risposta all’iniziativa organizzata dalla Fiamma Tricolore che ha suscitato
l’indignazione di un gran numero di pistoiesi, come riscontrabile dalla moltiplicazione di prese di
posizione che in questi giorni stanno apparendo sui giornali. Associazioni, partiti, sindacati, circoli
lavoratori della Provincia, istituti culturali e singoli stanno dimostrando
chiaramente che la città,
unita e compatta, respinge nelle sua fondamenta etiche più profonde e con grande senso di
responsabilità un iniziativa che le è estranea. L’uso della sala “Vicenzo Nardi”, comandante del
CLN pitoiese il giorno della Liberazione, in un primo momento avventatamente concessa per lo
svolgimento dell’iniziativa, è stato revocato. A quanto pare la Provincia ha però concesso l’uso di
uno spazio alternativo, l’Auditorium. Una scelta che non condividiamo, rimanendo del parere che
gli spazi pubblici non possano essere resi agibili a chi rifiuta la sostanza della democrazia, pur
facendo finta di rispettarne alcune regole. I richiami ad efferati criminali della seconda guerra
mondiale, come Pavolini o Szalasi, ad ideologhi della superiorità razziale, come Codreanu, i
manifesti con il simbolo della repubblica di Salò e l’invito ad arruolarsi sono solo alcuni fra i tanti
esempi che potremmo citare e che non lasciano adito a dubbi.
Al di là di una scelta che dunque non condividiamo, non è nostra intenzione esacerbare
ulteriormente gli animi contribuendo ad un gioco che non è il nostro. Per questo, prendendo atto che
l’impegno cittadino ha comunque ottenuto che costoro vengano relegati ai margini della città,
abbiamo stabilito che la risposta sarà una grande mobilitazione in Piazza Gavinana(Globo) Sabato 2
Febbraio alle ore 14:30, dove avrà luogo un presidio, seguito da una sfilata, che rappresenterà una
festa dell’antifascismo, un momento di espressione politica ma anche di convivialità, aperto a tutti,
plurale e multietnico, contro il fanatismo e la xenofobia, che dimostri in modo inequivocabile, nelle
piazze e nelle strade, che il progetto di una calata su Pistoia è fallito, che la città rigetta il
neofascismo. Ed invitiamo per il futuro tutta la cittadinanza a rimanere vigile, perchè Pistoia non
diventi un luogo, è la vicina Lucca ci fa tristemente da monito su questo, dove si ha paura ad uscire
di casa, ma sia una città aperta e civile.

Assemblea cittadina antifascista



Primi firmatari:
A.R.C.I. proviciale, Circolo A.R.C.I Ho Chi Minh di Porta al Borgo, Rifondazione Comunista,
Comunisti Italiani, A.N.P.I., Giovani Comunisti, Circolo A.R.C.I. Garibaldi, Sinistra Democratica,
Rete Antifascista Pistoiese

28/01/08


Erano passati pochi giorni dalla manifestazione di un milione di persone contro la guerra in Iraq che aveva concluso il Forum Sociale Europeo di Firenze, una delle più importanti esperienze di partecipazione democratica realizzate nel nostro paese.

La notte del 15 novembre 2002 venti persone che erano state fra gli organizzatori di quel Forum furono arrestate dai reparti speciali dei ROS e dei GOM. Ad altri cinque furono notificati gli arresti domiciliari. Quarantatre persone finirono indagate nel filone di inchiesta. Le irruzioni di uomini armati fino ai denti e con il volto coperto terrorizzarono molte famiglie a Cosenza, Napoli e Taranto.

Tredici persone furono rinviate a giudizio, accusate di aver voluto "sovvertire violentemente l´ordine economico costituito nello stato" per essere stati fra gli animatori delle grandi manifestazioni di popolo in occasione del vertice OCSE di Napoli e del G8 di Genova nel 2001.

Quel processo, iniziato il 2 dicembre 2004 presso la Corte di Assise di Cosenza, è alle sue battute finali. La requisitoria del Pubblico Ministero è prevista per il 23 gennaio, e poco dopo sarà emessa la sentenza.

Solo un mese fa il Tribunale di Genova ha comminato più di un secolo di carcere a ventiquattro manifestanti. Sono stati inflitti fino a 11 anni di carcere utilizzando reati da codice di guerra come l'accusa di "devastazione e saccheggio".

Al contrario, nessuno ha pagato per le inaudite violenze compiute dalle forze dell´ordine sui manifestanti a Genova, giudicate da Amnesty International la più grave violazione dei diritti umani in Europa dal dopoguerra.

Nessuno dei dirigenti responsabili ha dovuto rendere conto degli errori ed orrori commessi: al contrario, sono stati tutti promossi. I processi per la macelleria della Diaz e le torture a Bolzaneto si avviano alla prescrizione per decorrenza dei termini. L´omicidio di Carlo Giuliani è stato archiviato senza un processo. Il Parlamento ha respinto la richiesta di istituzione di una Commissione di Inchiesta. Al contrario, gli imputati di Cosenza rischiano pene severissime

Ancora una volta c´è bisogno di difendere la dignità calpestata del nostro paese e le garanzie democratiche -nel sessantesimo della Costituzione. Una volta ancora bisogna pretendere verità e giustizia sui fatti di Genova, e difendere il diritto a costruire un "un altro mondo possibile".

Il nostro paese è pieno di lotte, vertenze nazionali e locali, resistenze e proposte per i diritti umani, sociali, civili, politici, ambientali, per la difesa dei beni comuni, contro la guerra e il riarmo. L´attivismo civile e la mobilitazione sociale dovrebbero essere considerati una risorsa di questo paese.

Al contrario, questi conflitti finiscono sotto processo e tante persone rischiano di vedersi rovinata la vita per il loro impegno sociale. Crediamo sia necessario allargare la riflessione, la solidarietà e l´iniziativa unitaria di fronte ai segnali di una deriva securitaria e repressiva contro ogni forma di diversità e di dissenso.

Agli imputati di Cosenza viene contestato di essere protagonisti attivi del movimento altermondialista e delle lotte per il cambiamento, attività che viene quindi considerata sovversiva e cospirativa.Questo processo riguarda perciò fino in fondo tutti coloro che credono doveroso impegnarsi per una società e un pianeta più giusti e che vogliono per tutti e per tutte il diritto ad agire, ad opporsi, a praticare e vivere alternative.

E´ tempo di tornare a Cosenza da ogni parte d´Italia, come facemmo il 23 novembre del 2002 protestando insieme a tutta la città.

Costruiamo insieme una nuova grande manifestazione a Cosenza sabato 2 febbraio*

Per liberare chi è sotto processo da accuse inaccettabili

DIFENDIAMO IL DIRITTO A VOLER CAMBIARE IL MONDO
Le adesioni collettive e individuali vanno inviate a: liberitutti@inventati.orgIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
Contatto stampa: 334.3051746 – www.cosenza2febbraio.org

22/01/08

Ironie liberali.

Il 10 gennaio 2008 l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha riscontrato che nelle edizioni del 29,30 e 31 Agosto il tg1, trattando dell'indagine europea sulle agevolazioni fiscali alla Chiesa, non ha rispettato "il requisito della verità oggettiva del fatto" e aggiunge "il tg ha fornito una informazione fuorviante circa l'oggetto dell'indagine europea". Questo esempio di manipolazione giornalistica non mette però in mostra il grande potere e libertà di parola che la Chiesa Cattolica possiede quanto i dati d'esposizione all'interno dei vari telegiornali; infatti da quando è Papa, Benedetto XVI ha avuto un tempo d'antenna superiore a quello del premier e del Capo dello Stato ed il 99,8% di tutta l'informazione religiosa.
Le pose da vittima che la CEI sta assumendo grazie alla complicità della maggioranza della stampa e delle forze politiche diventano risibili davanti ai dati di questa esibizione muscolare di arrogante potenza che umilia gratuitamente chiunque vi si opponga. La violenza di questo connubio tra liberalismo e cattolicesimo, ormai suo supporto ideologico teso a occultare la disgregante precarietà esistentiva del capitale, è riscontrabile nella gogna mediatica toccata ai professori e agli studenti della Sapienza di Roma. Questi hanno voluto protestare contro un pontefice affermante la subordinazione della razionalità all'autorità della fede e hanno voluto ricordare che il valore del dissenso è un valore illuminista ed accademico, e mettere quindi in mostra l'egemonia culturale, ed il potere politico, che la Chiesa Cattolica esercita senza scrupoli sotto il velo della propria libertà ed autonomia. Sono stati chiamati, questi professori e studenti, "cretini", "tossici", "cattivi maestri" per aver ricordato che in una società civile dove si rispetta l'altro, il radicalmente diverso e distante e non solo il proprio prossimo, è inaccettabile criminalizzare donne ed omosessuali, è inaccettabile vietare l'accesso ad una morte dignitosa ed è inaccettabile inaugurare l'anno accademico in un'istituzione di ricerca ponendosi come unico possidente della verità. Per questo le/i Giovani Comuniste/i esprimono la propria solidarieta` a quei professori e a quegli studenti.