02/03/08


PD-PDL: solo una lettera li divide!
"Il Par tito Democr atico è come la mor te per annegamento: una sensazione mer avigliosa,
dopo che smetti di lottare. Lo slogan delle primarie er a perfetto, ricordate?
'Vogliamo la tua testa.' Eh... il culo se lo sono già preso altri."
(Daniele Luttazzi)
Il Partito Democratico non ci piace. Crediamo che rappresenti uno storico cedimento culturale nella politica italiana. Basta ascoltare
gli interventi del leader Walter Veltroni per sperimentare la vuotezza e il populismo della campagna elettorale appena cominciata.
Per quale motivo il candidato premier utilizza così spesso l'aggettivo "giovane"? Forse perché pensa che per farsi votare dai cittadini
sfiduciati dalla politica, sia sufficiente presentarsi come una novità e offrire un contenitore di freschezza.
Ma quello che interessa a noi non è il contenitore, bensì il contenuto.
La svolta al centro è evidente, nei contenuti del programma, nei modi della campagna elettorale e nella visione stessa della politica: il
PD propone solo giovani rampanti e pieni di ambizioni, le cui energie non saranno orientate al miglioramento, bensì alla fredda
amministrazione dell'esistente.
PD e PDL (i nomi sono rivelatori!) puntano nella stessa direzione: riformare il sistema politico italiano secondo il modello statunitense.
Come se la democrazia, noi europei che l'abbiamo inventata, dovessimo impararla da chi la esporta a forza di bombe.
Invitiamo tutti a rifiutare il programma unico PD-PDL e a votare, alle prossime elezioni, il PAD, Par tito Anti-Democr atico. Non
per opporsi alla democrazia, ma perché la democrazia reale non può essere la scelta tra zuppa e pan bagnato.
Gr ande assente, la Laicità
Non una volta in tutto il programma compare la parola laicità, in una qualsiasi forma o declinazione. Evidentemente, nonostante il
momento abbastanza “caldo” su questo fronte, il tema non interessa. Scorrendo il testo si incontrano argomenti di forte portata
etica: l'applicazione della 194, il testamento biologico, il riconoscimento dei diritti delle coppie stabilmente conviventi. Troppo poco,
comunque, per un partito che da una parte si allea con i Radicali, ma dall'altra candida la Binetti! E così, chi si aspettava una presa
di posizione chiara contro l'intromissione della Chiesa nella sfera politica, resta deluso e sconcertato.
Stato (a)sociale: due esempi per tutti
Lavor o: tralasciamo il fatto che il partito che Antonio Boccuzzi (il sopravvissuto della ThyssenKrupp) chiama “dei lavoratori” non
preveda nemmeno un paragrafo esplicitamente dedicato al tema del lavoro. Preoccupiamoci, piuttosto, delle poche proposte chiare e
concrete. Ad esempio, l'obiettivo è aiutare i giovani ad entrare stabilmente nel mondo del lavoro?! Allunghiamo i tempi del periodo di
prova! (ma, come dice l'art. 2096 del Codice Civile, ”Durante il periodo di prova ciascuna delle parti può recedere dal contratto,
senza obbligo di preavviso o d'indennità.”)
Sanità: lo slogan è terrificante! “Più imprenditorialità, meno intrusioni della politica”. Sembra che sia la privatizzazione (anche se
non lo si dice esplicitamente, il fine è chiaro) l'unica soluzione per clientele e corruzioni (come se nessuno sapesse che il fanalino di
coda del Servizio Sanitario Nazionale, la Sicilia, ha una quota spropositata di case di cura private, mentre regioni come la Toscana e
l'Emilia Romagna forniscono servizi più efficienti e meno costosi attraverso le proprie strutture pubbliche!)
Scuola e Univer sità: un progr amma degno della destr a!
Per rilanciare la scuola si punta sulle "capacità manageriali dei loro dirigenti", sull'autonomia (in barba ad ogni principio egualitario),
sulle materie in lingua inglese (dimenticando che in alcune zone quasi non si parla italiano).
Peggio che mai se passiamo al fronte uni ver sità: ci si continua a sciacquare la bocca con la parola "eccellenza" (tanto cara all'ex-
ministro Moratti), da perseguire tramite una "riduzione del numero di sedi universitarie e promozione della loro specializzazione in
poche discipline". Peccato che per raggiungere l'ambizioso obiettivo ci si affidi ad "autonomia" e "concorrenza" (neanche si parlasse
di un bene di mercato), ovvero proprio alle cause prime della proliferazione di sedi e corsi universitari!
E per finire, una visione del diritto allo studio che vorremmo definire solo carente... invece qualcosa c'è: un approccio
tipicamente conservatore! Basti pensare alla liberalizzazione della tassazione universitaria, da accompagnare con la promozione del
prestito d'onore (traduzione: coprirsi di debiti per poter studiare!).

27/02/08


mercoledì 27 febbraio 2008 ore 22.30
Borderline Club
PISA

Festa anticlericale
organizzata da Uaar, Fgci e GC di Pisa

13/02/08


Il blitz della polizia al Policlinico II di Napoli, avvenuto poco dopo un aborto terapeutico, nel suo binomio potere-corpo ci ricorda l'obbiettivo che sta alla base di tutte le campagne anti-abortiste. L'agghiacciante visione in un sol luogo delle forze dell'ordine e del corpo materno, il più materiale in quanto mater-no nell'atto della sua riproduzione, ci fa capire quanto poco i discorsi di questi risorti neo-conservatori (o neo-guelfi) abbiano a che fare effettivamente con lo sbandierato diritto alla vita, sia che si facciano avanti nella forma di buffonate quali la moratoria sull'aborto sia nei modi più professionali della lettera dei ginecologi, quanto piuttosto con il potere della donna sul suo corpo, quindi più generalmente con il potere di ognuno di noi sui nostri corpi e sulle nostre vite.
Ma perché si è scelto proprio il diritto alla vita ed in quali modi si presta alla loro agenda politica?

Prima di tutto il diritto alla vita si presta ad una strumentalizzazione facilissima, in quanto laico, aconfessionale, e naturalmente vago nel suo statuto di diritto e nei termini che fa ruotare intorno a sé quali lo stesso concetto di vitae quello di individuo. Questa vaghezza l'abbiamo, purtroppo, riscontrata nelle numerose occasioni in cui vari diritti sono stati messi in mora per esigenze di sicurezza nazionale dal National Security Act alle carceri di Abu Grahib e Guantanamo. Di conseguenza si presta come un versatile strumento, propugnabile da qualsiasi retorica, oltre che dotato di un'autorità, giustamente, più che riconosciuta.

Ma vi è anche un uso del tutto particolare su questo diritto che possiamo riscontrare nell'insistenza della sua difesa, alla lettera, che ne viene fatta.

Nella difesa ad oltranza della vita, oltre ogni condizione, ritroviamo, infatti, un dovere alla vita e non più un diritto. La vita deve essere vissuta ed accettata indipendentemente dalla sua qualità è il messaggio che si vuole far passare nel momento in cui le dinamiche sociali portano, non solo quella che viene sbandierata come una perdita di senso, ma anche crescenti difficoltà economiche ed esistenziali. Il soggetto, del potere, si deve abituare in questo modo, alla crescente mancanza di libertà, di progetti e di garanzie sociali da barattare invece per la sicurezza, cioè per la difesa della sua vita, massimo valore possibile anche qualora sia privata di ogni dignità.

Un secondo elemento che si può ravvisare nell'attacco neo-conservatore è quello di una colpevolizzazione del cittadino esercitante le sue libertà. Le donne, nell'esercizio della padronanza del loro corpo, diventano così assassine davanti ad un soggetto che invece, adeguandosi alla lettera del diritto, è totalmente innocente. Da questa innocenza, presupposta, ogni attacco riversa l'altro nella posizione del carnefice in modo tale da rendere ogni istanza di cambiamento rivolta a questo unico ordine possibile, della sacralità della lettera, da contrastare e sopprimere in quanto colpevole.

Il principio d'azione che soggiace a queste retoriche è quindi ancora una volta il solito controllare il corpo per controllare l'anima. Il corpo viene così, in nome di principi e diritti, castrato nelle sue possibilità di scelta e di conseguenza nelle sue capacità di poter dar origine a modi di vita che siano radicalmente nuovi e significativi politicamente nella loro capacità di incisione effettiva sugli equilibri delle realtà sociali.